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“Settant’anni dopo rivive il mito di Balbo – Si celebra oggi, il 70° anniversario della Trasvolata Atlantica di Italo Balbo, del 1933. Nel borgo di Montefiore (RN) la manifestazione, che si svolge sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e col patrocinio del Senato e della…” (Il Resto del Carlino, 19 luglio 2003)
E’ questa l’occasione per una protesta che si manifesta anche in uno scritto inedito di Mario in cui fatti collettivi e privati si mescolano seguendo il filo della memoria.

Le manifestazioni rievocative sono sempre corredate di una scheda-curriculum descrittiva dell’intera vicenda. Se si tratta di un personaggio politico è d’obbligo l’antefatto con i relativi meriti e demeriti sotto il profilo storico, artistico, scientifico, culturale, intellettuale.
Il personaggio Italo Balbo verrà presentato al teatro di Montefiore Conca nella qualità di promotore e comandante dello stormo di aerei che nel luglio del 1933 effettuarono per primi la trasvolata atlantica che permise al fascismo di cogliere l’occasione per esaltare i grandi meriti del regime, edulcorando in tutto il mondo l’immagine di una dittatura salita al potere con la violenza e la sopraffazione.
Interessante l’antefatto.
Negli anni venti ed in particolare dal 1921 al 1924 Italo Balbo e le squadracce fasciste da lui capitanate imperversarono contro gli antifascisti, gli operai, le popolazioni di Ferrara, Ravenna, Imola, Bologna e di tutte le città dell’Emilia-Romagna.
Innumerevoli le violenze, gli incendi, le distruzione di sedi politiche, sindacali e tipografiche, le uccisioni e le bastonature di civili, con uso di olio di ricino.
Italo Balbo, divenuto il più potente uomo del regime dopo Mussolini, fu sempre per l’uso della violenza, identificando il fascismo con lo Stato e fu perenne assertore della eliminazione di ogni libertà.
Con una arroganza ed intraprendenza che certo destarono anche gelosie ed invidie all’interno dell’apparato fascista fino a che probabilmente il Duce lo ritenne troppo ingombrante; ombroso e diffidente, Mussolini non trovò di meglio – si disse per premiarlo – che nominarlo Governatore della Libia per toglierselo una volta per tutte dai piedi.
Il 28 giugno 1940, di ritorno alla base di Tobruk (era con lui come fedelissimo anche un giovane di Cattolica, un certo De Nicolò), venne abbattuto dalla contraerea…. italiana.
I dubbi furono molti in tutti gli ambienti di allora e restano negli storici di oggi.
Una contraerea dichiarata efficientissima, perchè lo centrò in pieno giorno con tanto di fasci dipinti sulla carlinga e sotto le ali?
Di certo qualcuno addentro nelle segrete cose del fascismo espresse vivo cordoglio tirando tuttavia un respiro di sollievo.
Quella fu la non-eroica fine di un gerarca che si trascina nella memoria non solo la gloria di una eccezionale trasvolata ma anche il bieco volto della dittatura violenta e razzista.
Noi esprimiamo una preoccupazione: che lo strombazzamento di quella impresa non voglia essere anche occasione per esaltare quel fascismo che per l’On. Berselli si suicidò per colpa dei cosiddetti ‘gerarchi traditori’ il 25 luglio 1943, e nei fatti fu cancellato dai partigiani e dagli alleati il 25 aprile 1945.
Ciò non toglie nulla ai meriti attribuiti giustamente ai precursori di quella conquista dei cieli che fu il sogno di Icaro, che divenne realtà con i fratelli Wright, Bleriot, De Pinedo, Agello e tanti e tanti ancora, con tante tragedie e alterni successi, fino agli attuali astronauti con la loro aspirazione alla conquista di più sempre più lontani spazi siderei, rincorrendo il sogno di Ulisse.

Quel 25 luglio del 1943

Solo gli storici e i ricercatori confrontando resoconti e notizie d’archivio possono descrivere nei dettagli ciò che avvenne il 25 luglio del 1943, nei giorni precedenti e subito dopo, perché all’epoca le notizie ufficiali di stampa e radiofoniche italiane più che dare una valutazione degli avvenimenti furono limitate a secchi e brevi comunicati.
La memoria personale invece descrive meglio gli stati emozionali e i comportamenti singoli e collettivi durante e dopo quell’episodio.
Il tempo, i governanti e gli apparati del potere attuale stanno tessendo il telo dell’oblio: del fascismo oggi vi é solo la volontà di estrapolare immagini di folklore, di adunate oceaniche, di imponenti parate di ogni età.
Ma quel 25 luglio del 1943, con quelli che sarebbero divenuti alleati che risalivano dal sud, le città bombardate, le cosiddette ‘ritirate strategiche’ rappresentò la resa dei conti.
Noi giovani allora, non concepivamo neppure il senso degli avvenimenti.
Il 25 luglio del 1943 avevo appena terminato il corso per allievi ufficiali piloti nel campo di addestramento di Castiglion del Lago.
Il clima era depresso.
Il fronte si avvicinava.
Un Macchi 200 alzatosi in volo per contrastare le fortezze volanti era da poco rientrato con il pilota illeso ma con l’apparecchio ridotto ad un colabrodo.
Di converso si osservavano tre moderni aerei da caccia fermi ed inutilizzati al bordo del campo.
Nel primo pomeriggio la notizia: il Gran Consiglio del fascismo aveva votato contro Mussolini approvando l’ordine del giorno Grandi.
Il fascismo si era suicidato.
Sembra che il Duce esprimesse solo la preoccupazione per lo stato di… disoccupazione in cui si veniva a trovare; quando due carabinieri procedettero al suo arresto neppure seppe valutare le conseguenze politiche di quella decisione a maggioranza dei gerarchi fascisti che con quella scelta probabilmente si proponevano non tanto di salvare il salvabile ma concretamente si preoccupavano della propria pelle dato che la sconfitta militare era solo questione di poco tempo (anche se purtroppo si protrasse per altri 21 mesi).
Nella mia camerata – improvvisa – una scazzottata.
Un Bucalossi inneggiò al re e un certo Nocetti di Modena esaltò il socialismo e la libertà accomunando la responsabilità del re con i misfatti del fascismo.
Imbevuti per vent’anni di un’idea che vi fosse un solo capo, il Duce, con davanti il naufragio di tante illusioni di grandezza, ignari di politica e di ideologia che non fosse quella fascista, coscienti del grave pericolo di avere a disposizione mezzi di attacco e di difesa inadeguati (vi era stata una vera strage dei piloti del corso precedente abbattuti nei vari cieli d’Europa e dell’Africa), ci si sentiva equipaggio di una nave senza guida in mezzo alla tempesta.
Cominciai solo allora a riflettere sulla Storia, e sui concetti di libertà, di giustizia, di democrazia, sulla assurdità di continuare una guerra voluta da un regime oppressore, sulla esigenza di un nuovo Ordine, poichè quello monarchico e la subentrante dittatura militare rifiutavano l’unica scelta razionale: l’armistizio subito, la pace, la fine di un inutile massacro.
Eppure, nonostante il dramma in atto, non vi fu violenza verso i vari gerarchi, gerarchetti e i cosidetti fedelissimi – salvo rari casi isolati – ma vi fu il tripudio nell’abbattimento di statue, busti, lapidi, insegne del regime; fu lo scoppio di una gioia improvvisa nel reagire distruggendo l’appariscente, di qualsiasi materiale esso fosse…
Nella stessa giornata sparirono come per incanto feluche, stendardi, divise gallonate, i più noti fascisti pure sparirono dalla circolazione, rintanati in casa o allontanatisi dai luoghi dove erano noti.
Poi tutto cessò, e quelle prospettive di libertà sorte nel mondo antifascista (i molti che erano da anni nelle carceri stentarono perfino ad uscire dai cancelli) furono vanificate.
La stampa e le voci libere di diverse idee ma solidali contro guerra e fascismo non furono ascoltate ne’ dal re ne’ dal nuovo governo militare.
Tuttavia si avviò un processo di riordino dello stato e in quegli incontri, ancora quasi semiclandestini, si gettarono le prime basi per il passaggio da una dittatura ad un regime di espressione popolare rappresentativo di varie tendenze politiche democratiche.
Nel campo, intanto, a causa della avanzata alleata, fu dato ordine di trasferire gli aerei da Castiglion del Lago a Fano.
Lì atterrato il 5 settembre mi fu impossibile rientrare per effettuare un secondo trasporto causa interruzione della linea ferroviaria.
All’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre l’intero comando sparì dall’aeroporto senza impartire nessun specifico ordine; spariti pure tutti gli aerei efficienti.
Improvviso un aereo tedesco a volo radente mitragliò il campo.
Fu il segnale di un fuggi fuggi generale per raggiungere il luogo più caro, la casa e la famiglia, evitando di essere beccati dai tedeschi che già controllavano stazioni, caserme e i punti nevralgici delle città.
Poi quella fine della Patria di Benedetto Croce fu smentita dai tanti che in montagna, nelle pianute e nelle città e nelle valli scelsero la lotta per la libertà contro l’oppressore nazifascista.
E nella Resistenza ritrovai quelle motivazioni che per vent’anni il fascismo aveva soffocato.
In quei luoghi e in quelle vicende, scrisse Piero Calamandrei, nacque la nostra Costituzione.

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Questo blog è dedicato a Mario Castelvetro, un Italiano che dal 2007 non è più tra noi.
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A cura di Maurizio Castelvetro


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