You are currently browsing the monthly archive for gennaio 2006.

La nipote Elena deve fare un compito, raccogliere le memorie dei propri nonni ed anche di Mario,  fratello della nonna Anna.L’intervista/intervento – sintetizzato – confluirà poi nel progetto “La quotidianità della guerra” realizzato dalle classi 4ª e 5ª della scuola primaria “Morelli” di Ravenna.

Cara Elena,
tu mi chiedi la storia di quando ero giovane, purtroppo tanti anni fà.
Difatti sono nato dieci anni prima di nonna Anna, in una casa di campagna.
Niente luce elettrica, niente gas, niente rubinetto dell’acqua, niente riscaldamento con i termosifoni, niente strada asfaltata, niente auto nelle case.
C’era solo una sgangherata Fiat Balilla che serviva per tutto il paese.
Il viottolo era fangoso in inverno e polveroso in estate.
Niente materasso nel letto ma un pagliericcio fatto con le foglie di granoturco che a volte foravano… la schiena.
Per scaldarlo si metteva il… prete con la… suora; al mattino ci si lavava il viso nel catino rompendo il ghiaccio se durante la notte aveva gelato; si mangiava il pancotto (pane – acqua, poco sale, poco lardo, fatto bollire e con un condimento eccezionale: la fame).
Sono nato quando il fascismo ha conquistato il potere.
Bisognava solo ubbidire.
Più si era poveri e più bisognava subire.
Al sabato si andava a scuola vestiti da “balilla”.
Si marciava con un fucilino di legno, e l’assenza comportava la giustificazione del padre che, se si rivelava antifascista, veniva segnalato dalla polizia e rischiava di essere… lisciato sulla schiena con un arnese tipo… randello.

Fratello e sorella a cena nel 2004

Fratello e sorella a cena nel 2004

Ho fatto spesso la ninna nanna a nonna Anna trascinandola in giro dentro una cassetta di legno, simile a quelle della frutta.
Frignava sempre.
In casa c’era il telaio e a volte tessevo la tela di canapa.
Sopra, in primavera, si allevava il baco da seta che veniva nutrito raccogliendo tante foglie di gelso.
In quel periodo si girava scalzi e coi piedi nudi nel fango si facevano venir fuori i riccioli di melma da tra le dita.
Che spasso.
Così si risparmiavano le scarpe.
Il grano si mieteva con la falce, curvi tutto il giorno e forse ciò ha contribuito a farmi venire il mal di schiena.
Da studente frequentavo la scuola dove era stato… Mussolini.
C’erano in mostra le sue pagelle.
Bei voti in storia e letteratura ma, se ben ricordo, scarso in matematica.
Difatti ha sbagliato tutti i conti
Poi, finita la scuola, divenuto maestro elementare fui chiamato a fare il militare in aviazione.
Ma era incominciata la guerra.
Fu detto che sarebbe durata sei mesi con un migliaio di morti.
E’ durata sei anni con oltre 56 milioni di vittime.
Ero appena stato promosso ufficiale pilota che il governo fascista cadde, causa i disastri e le sconfitte, causa anche dell’odio crescente per avere portato l’ Italia ed il mondo alla rovina.
Ovunque morti: al fronte in terra, in mare e nel cielo e sotto le rovine delle città distrutte.
L’esercito si era sfasciato, tutti i militari cercavano di tornare a casa; ma era subito risorto il fascismo, peggiore di quello di prima.
I tedeschi invasero l’Italia per tentare di fermare gli eserciti alleati che erano sbarcati in Sicilia e risalivano lo stivale.
Volevano che ritornassimo a combattere, a fare la guerra.
Prima mi nascosi e poi, con tanti altri partigiani, decidemmo di fare la guerra contro coloro (tedeschi e nuovi fascisti) che volevano che continuassimo a… fare la guerra.
Anche il tuo nonno Gigino era assieme a noi.
Di giorno ci si nascondeva e di notte si compivano i cosidetti sabotaggi e anche attacchi con le armi contro tedeschi e fascisti.
Sono stato fortunato perché parecchie volte la morte mi ha sfiorato; purtroppo tanti amici, per malasorte, sono rimasti uccisi.
Tu forse mi vuoi chiedere: 

“Quanti nemici hai ucciso?”.

La guerra é il più grande e mostruoso crimine perche ti costringe in certi casi ad uccidere per non essere ucciso.
E’ più importante rispondere ad un’ altra domanda:

 “Quante persone hai salvato?”

Eravamo nella pineta di Ravenna tra il Bevano ed il fosso Ghiaia.
Di fronte c’erano i tedeschi.
Si accorsero della nostra presenza, cominciarono a sparare.
Un amico partigiano venne colpito ad una coscia.
Il dilemma: ritirarsi al riparo o andare a prenderlo con il rischio di essere colpiti?
Oggi faccio fatica a camminare ma allora ero svelto come la lepre.
Strisciai, riuscii ad evitare i colpi, raggiunsi l’amico e lo trassi in salvo.
Altro episodio.
Ci eravamo inoltrati, io Ravaglia e il tenente Ubaldi in una zona minata e, ad un tratto, Ubaldi mise il piede in una mina.
Una gamba era distrutta; io, fortunatamente, fui colpito solo qualche piccola scheggia; l’ufficiale stava per morire dissanguato, ma c’era il pericolo di calpestare un’altra mina; ero rimasto immobile, le mine erano nascoste dappertutto, era urgente soccorrere il ferito.
Decisi di muovermi, gli strinsi con una cintura il moncone di gamba rimasto, e con molto batticuore lo trascinai fuori dal pericolo.
Era gravemente ferito ma era salvo.
Ho incontrato i due amici dopo oltre vent’anni e… ci siamo abbracciati.
Poi abbiamo partecipato alla liberazione di Ravenna il 4 dicembre del 1944, abbiamo continuato a respingere i nazifascisti fuori dal territorio [ravennate], oltre le valli di Comacchio, siamo giunti a Padova e Venezia ed il 25 aprile 1945 tutta l’Italia era libera.
Sconfitto il nazifascismo, conquistata la libertà, purtroppo al prezzo di tanti caduti, ritornammo a Ravenna, accolti da un entusiasmo popolare incredibile.
Ma c’erano tante macerie, tante case distrutte, tanta fame e tanto dolore per tanti giovani che non avrebbero più fatto ritorno,
Ma c’era anche tanta speranza che tutto ciò non sarebbe più accaduto, che non ci sarebbero state più guerre, che sarebbe cessata la fame per tanti milioni di esseri umani; c’era la speranza di un avvenire in cui la parola PACE volesse significare Libertà, rispetto dei diritti del fanciullo.
Ma ciò non si é verificato.
Di bambini ne muoiono per fame, malattie non curate, guerre e ingiustizie oltre 5 milioni.
Basta leggere le notizie al numero 160 di TeleVideo per scoprire che nel mondo la guerra, le tante guerre, continuano. 
Ciao, un abbraccione… ritardatario.

Annunci
Questo blog è dedicato a Mario Castelvetro, un Italiano che dal 2007 non è più tra noi.
Un luogo immateriale in cui verranno ospitati documenti politici e non, suoi o su di lui e comunque legati al mondo materiale e ideale di un uomo che deve la sua formazione etica e politica alla scuola di lotta e di democrazia della 28a Brigata Garibaldi, comandata dall'amatissimo Arrigo Boldrini.
L'ordine cronologico rispetterà le date di creazione dei testi.
Un "Memory Blog" su e per Mario, dunque, ma anche un contenitore dinamico di informazioni su fatti, luoghi, personaggi (ancora) contemporanei.
Cercando di essere fedeli a quei valori che ha saputo trasmettere di umanità, giustizia, senso del dovere, onestà materiale ed intellettuale, senza ambizioni che non fossero quelle di essere utile ai suoi simili - nel senso comunista del termine.

A cura di Maurizio Castelvetro


Sito attivo dal 11/9/2008