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Il fiume Conca dà il nome a tutta la vallata a cavallo tra Romagna e Marche. Questo articolo – pubblicato postumo sul mensile “La Piazza” nel mese di aprile 2008 – è stato terminato circa un mese prima del fatale infarto e costituisce il riassunto di un testo più corposo redatto nel corso di due anni (che verrà qui inserito prossimamente). Era prevista la sua diffusione, tant’è vero che erano già pronte alcune copie da distribuire. Esso è firmato
“Castelvetro Mario
1960-1990
ex sindaco di Cattolica
ex assessore comunale
ex presidente del Consorzio acquedotti
ex presidente del Consorzio forno incenerimento”.

Anno 1962
Convegno nella sala dell’Arengo di Rimini in preparazione del P.I.C. (Piano InterComunale): a seguito delle indagini effettuate in ambito circondariale vengono rilevate le incongruenze invasive degli interventi sul territorio, privi di coordinamento e di ogni tutela dell’ambiente, in particolare lungo la fascia costiera e le aste fluviali.
Il dottor Bettini analizza i guasti provocati dalla speculazione dilagante, con l’espansione di lottizzazioni a macchia di leopardo.
Al suo fa riscontro l’intervento dell’assessore Gino Arcangeli con la precisazione che scopo del convegno è proprio il riordino e l’assetto del territorio, per un equilibrato sviluppo socio-economico che assicuri tutela ambientale e crescita quantitativa e qualitativa delle diverse economie: quella turistica, quella culturale e di formazione, l’agricoltura, il commercio, l’artigianato.
L’intervento di Castelvetro si limita a considerare che quanto affermato dal dottor Bettini è quanto meno catastrofico poiché leggi adeguate, normative e programmi finalizzati alla tutela ed al recupero ambientale renderebbero possibile garantire quegli equilibri che nel recente passato sono stati vanificati da un infausto ventennio e che per Rimini e provincia sono stati quanto mai distruttivi. Occorre saggezza e determinazione da parte di chi è stato eletto a governare Comune, Provincia, Stato.

Anno 1966
Nella Sala convegni della rocca di Montefiore Conca, incontro promosso dal sindaco di Cattolica Mario Castelvetro in accordo con sindaci della Valconca, rappresentanti circondariali, tecnici ed operatori economici per esaminare la grave situazione idrica e la possibile tutela dell’asta fluviale e del bacino imbrifero del fiume Conca in previsione dell’attuazione del piano acquedottistico ministeriale.
La situazione del torrente Conca: tutto il tratto da Gemmano alla foce è stato dissestato. Il corso d’acqua, a carattere violentemente torrentizio dalla sorgente sul monte Boaggine fino a Taverna, ha trascinato poi a valle ingenti quantità di materiale lapideo che ha concorso a rallentare la violenza del deflusso e, contemporaneamente, il letto si è arricchito di un notevole strato di ghiaie e sabbie che hanno ricoperto il fondo di argilla azzurrina di assestamento tellurico. Dagli anni ’60 in poi il Genio civile ha avviato concessioni di prelievo per circa 1.500.000 mc. alle varie Imprese, ma si può considerare con una approssimazione molto realistica che per un tratto di circa 12 km frantoi, autotrasporti, ruspe hanno rapinato non meno di 3.000.000 mc. di materiale lapideo e sabbioso, scavando l’alveo in alcuni tratti di oltre cinque metri e mettendo a nudo le argille di fondo.

La proposta
Poiché il “Consorzio di Montefiorito”, costituito a norma di legge, con la presidenza affidata al comune di Riccione, non si era attivato per realizzare il bacino artificiale sulla confluenza del torrente Ventena III° con il fiume Conca, venne proposto un progetto integrativo per garantire in tempi brevi il rifornimento idrico: in quegli anni siccitosi dai pozzi artesiani esistenti si ricavava una media di neppure 60 litri per persona.
Unica località idonea lungo tutto il percorso del fiume quella a ridosso di Montalbano, per una caratteristica geologica che permetteva la costruzione di un invaso artificiale capace di un volume di circa 1.500.000 mc., con possibilità di ravvenamento delle falde a monte sul lato destro e, a valle, sul terminale della sponda a sinistra.

Condizioni di tutela delle acque:

  1. Dato che il fiume si inserisce nei territori di Gemmano, San Clemente, Morciano, Misano A. e San Giovanni in Marignano con conseguente deflusso non solo di acque meteoriche ma anche reflue degli abitati, delle industrie, delle attività artigianali e agricole, era essenziale una canalizzazione e successivo impianto di depurazione con scarico a valle dell’invaso;
  2. Vincolo di una fascia di rispetto con assoluto divieto edificatorio in destra e sinistra dell’asta fluviale con recupero morfologico e riattivazione della Fossa dei mulini, per riattivare una tradizione interrotta solo da nemmeno mezzo secolo, quando tutte le granaglie venivano conferite ai frantoi esistenti a pochi km. di distanza l’uno dall’altro in destra e sinistra del fiume.

Questa era la proposta: da arricchire, da monitorare, da salvaguardare, da finanziare.
Ma aperte e velate opposizioni governative, incertezze, discordanze, difficoltà economiche dei Comuni, incongruenze politiche e legislative su cui si sono avventati i vari Tirotti confinanti con il fiume, hanno vanificato quello che sembrava un sogno ma che poteva essere una felice realtà.

Cos’è accaduto 
Nel 1968 fu costituito il “Consorzio Acquedotti “ fra i Comuni di Cattolica, Riccione, Misano, Gabicce.
Scopo: realizzare una risorsa integrativa al futuro invaso di Montefiorito.
Constatato che l’invaso di Montefiorito non era idoneo per la presenza di falde sulfuree, il bacino costruito a valle diveniva integrativo delle falde esistenti e del costruendo invaso di Ridracoli che, pur di notevole consistenza, in caso di siccità persistente corrispondeva a poco più di un terzo del fabbisogno annuale totale dell’area romagnola.

Gli eventi
L’invaso è stato realizzato, dotato di sbarramento mobile, sotto il controllo del servizio dighe ministeriale, con limitazioni tali da non garantire neppure il prelievo ammesso dallo stesso ministero. Eppure fu raggiunto un rifornimento idrico annuo di quasi 5.000.000 mc. ed il dragaggio permise di bonificare un buon tratto di fascia fluviale a valle dell’invaso.
Per garantire la disponibilità idrica permanente venne redatto un progetto di canalizzazione per il deflusso a valle delle acque di piena.
Si trattava della costruzione di due sbarramenti a monte dell’invaso, con paratoie mobili sensorizzate e un canale scolmatore interrato, capace di accogliere una piena secolare a fianco dell’invaso e sotto il percorso autostradale per riportare a valle quel materiale che, diversamente, negli anni avrebbe interrato il bacino artificiale.

Costo dell’opera: circa undici miliardi

Lo Stato, con il parere favorevole della Regione, non consentì il finanziamento del progetto di completamento: le condizioni capestro delle imprese e gli alti tassi, ma in particolare la decisione di finanziare il canale di gronda del Fiumicello per potenziare Ridracoli, resero vane le speranze di acquisire certezze di una risorsa che purtroppo oggi è pressoché inutilizzabile.
Il cambio della presidenza non ha fatto altro che accelerare il dissesto.
Allo stato attuale tale intervento, l’unico veramente serio – scartando a priori tutte le altre ipotesi assurde sotto il profilo tecnico ed economico – non è praticabile per vari motivi:

  1. Il valore dei terreni è più che decuplicato;
  2. Tutti i presupposti di tutela dell’asta fluviale sono stati cancellati dall’occupazione residenziale all’interno della fascia di tutela fluviale;
  3. Il volume da prelevare per recuperare una capacità idrica di 2.000.000 mc. raddoppia il costo di canalizzazione, mentre la limitata capacità attuale rende le acque intrattabili per la elevata temperatura.

La profezia del dott. Bettini si avvererà a breve: il processo di recupero ambientale è inattuabile a meno che non si fissino traguardi secolari.
Le affermazioni di tecnici e amministratori sul fenomeno erosivo del litorale dovuto al mancato apporto di sabbia dal fiume Conca sono banalità o stupidaggini di leccapiedi in vena di frivolezze (un tecnico fra i più competenti ed esperti conoscitoridel territorio difatti ha affermato che con le sabbie del Conca, privato di un materiale accumulato nei millenni, è possibile avanzare la spiaggia di un metro in cinquecento anni: provare per credere!).

Il Parco del Conca
Sorprende la notizia che l’incarico di redigere il progetto del “Parco del Conca“ sia stato affidato a tecnici che di storia, memoria, caratteristiche ambientali, morfologia, antropologia, orografia, geologia, stratigrafia del Conca hanno una limitata conoscenza. Con la dovuta stima e rispetto per i nuovi arrivati non mi pare ne corretto ne’ razionale che i pochi che – invece di essere dei palazzinari assatanassati – si sono dedicati a una ricerca approfondita (e gratuita) dei vari aspetti dell’intero bacino imbrifero, siano stati esclusi ed emarginati. Uno strano modo di concepire collaborazione e pluralismo.
Diverso il metodo adottato per realizzare “L’isola dei platani“ da parte del comune di Belluria, dove a suo tempo l’incarico progettuale era stato affidato ad un gruppo di volonterosi architetti locali che non avevano di certo demeritato. Ma forse sono informato male.
Un dato è certo: non aver ascoltato finora ha prodotto interventi sprecasoldi senza costrutto.

Da annotare (1)
– Il parco di Montalbano, una piccola cattedrale nel deserto realizzata dal consorzio di Ridracoli con finanziamenti finalizzati al potenziamento delle risorse idriche. Costo … ?
– La pseudo pista-sentiero realizzata lungo il lato destro del fiume dalla foce a circa un chilometro da Morciano. Costo … ?
– Una pericolosa pozzanghera d’acqua e l’irrazionale arbustaglia copripista verso Morciano. Costo … ?
– La piantumazione di varie centinaia di essenze arboree e cespugliose sul lato destro del fiume a valle del bacino e della autostrada [zona Montalbano n.d.r.], di cui non esiste più traccia per incompetenza nel piantumarle e ancor meno nel conservarle. Costo … ?
– La foce deviata per decuplicare una concessione di un minuscolo chiosco lato Misano.
– La totale distruzione della fossa dei mulini e dei mulini esistenti e funzionanti,
– La graduale distruzione della piantumazione di diverse essenze arboree di alto fusto messe a dimora dai vivaisti di Castiglion del Lago sulla fascia esterna del fiume zona Torconca dove era previsto un campeggio, costate negli anni ‘80 oltre 100 milioni di lire.

Da annotare (2)
Nel bacino artificiale si insediò negli anni ottanta la Società Canottieri di Rimini per esercitare allenamenti: il progetto di ampliamento prevedeva una lunghezza idonea per gare di canottaggio ma il comune di Misano, disattendendo la norma che prevedeva vincoli di conservazione di una fascia fluviale per rendere possibile in futuro un ampliamento dell’invaso di oltre 100.000 mc, ha ritenuto più opportuno ampliare la lottizzazione di Santa Monica…

Tutela
Parco e Bacino imbrifero del Conca: quanti studi ! quante ricerche ! quanti incarichi! quanto abusivismo legalizzato!

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A cura di Maurizio Castelvetro


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