Wikipedia è uno degli strumenti nuovissimi di conoscenza che la rivoluzione digitale di Internet ci ha messo a disposizione in questi anni: una enciclopedia effettivamente democratica, in cui ognuno può inserire voci e dati ma anche correggere quelli inseriti da altri, ed in cui, come in tutte le democrazie, vigono regole che hanno la funzione di garantire la qualità e la praticabilità del confronto, alla ricerca di quello che viene definito NPOV (Neutral Point Of View).
Questo strumento, pur con tutti i prevedibili limiti di attendibilità, nel tempo ha acquisito un buon equilibrio qualitativo e una notevole credibilità, diventando nel bene e nel male un ineludibile fonte di informazione: specialmente in ambito scolastico, Wikipedia è diventata LA enciclopedia.
Dunque, un potente ed influente mezzo di informazione.

Apprezzando questi aspetti, ho deciso da alcuni anni – per interesse e curiosità – di intervenire su Wikipedia, inserendo voci su eventi e personaggi della Resitenza (e non), intervenendo nei dibattiti e nelle Discussioni, correggendo capziose distorsioni dei fatti e della storia.
Ebbene, recentemente ho inserito una voce su un partigiano romagnolo, credo ignoto ai più, Arnaldo Evangelisti, medaglia d’argento al V.M.: tuttavia, qualche amministratore wikipediano ha ritenuto che la nuova voce non soddisfacesse i requisiti di “enciclopedicità” necessari per poter essere inclusi in Wikipedia, e così la voce è stata sottoposta a una valutazione/votazione da parte di alcuni volontari navigati utenti wikipediani finchè, dopo un acceso dibattito, la maggioranza ha deciso per la cancellazione della nuova voce.
Ebbene, non entro qui nel merito di tale scelta (per me ovviamente sbagliata), rispetto la decisione della maggioranza (che non ha sempre ragione), anche se critico fortemente l’idea di restringere i criteri di enciclopedicità  rispetto a personaggi come Evangelisti che nella loro breve esistenza hanno ottenuto importanti riconoscimenti (alla memoria), allargandoli viceversa verso personaggi dell’attualità televisiva e della cronaca spicciola, per cui ho ritenuto opportuno pubblicare qui, in uno spazio privato-ma-pubblico, la voce cancellata, così come essa era stata da me redatta, affidando ai motori di ricerca la sua rintracciabilità nella rete.

Questo è il mio personale riconoscimento e dovuto ringraziamento a Arnaldo Evangelisti, valoroso partigiano non enciclopedico.

Arnaldo Evangelisti (Cervia6 gennaio 1922 – Monte Falterona16 aprile 1944) è stato un partigiano.

Di professione meccanico, sposato, abitante a Cervia.
Il 12 settembre 1943 entrò a far parte della Resistenza, partecipando con Arrigo Boldrini e Giovanni Fusconi alla prima azione armata partigiana nell’area ravennate, la beffa del Savio, in cui un piccolo gruppo di partigiani travestiti da militari italiani riuscì a trafugare un ingente quantitativo di armi.
Il 28 febbraio 1944 raggiunse la Brigata Garibaldi Romagnola operante nell’Appennino forlivese, diventando vicecomandante e successivamente comandante della Compagnia armi pesanti.
Nell’aprile 1944, nel corso di quello che è noto come “grande rastrellamento d’aprile”, l’attacco da parte di truppe nazifasciste che portò al temporaneo disfacimento della formazione – in quel mese ridenominata “Gruppo Brigate Romagna” – durante il tentativo di sganciamento i partigiani corsero il rischio di essere accerchiati presso il Monte Falterona. Alla testa di un gruppo ben armato Evangelisti tentò allora di bloccare l’avanzata nemica presso il Passo La Calla, proteggendo il passaggio dei partigiani, resistendo fino all’ultimo prima di essere sopraffatto. Nello stesso giorno in quella zona cadde un altro suo concittadino, Virginio Zoffoli, commissario politico della stessa Compagnia.
Così viene raccontato l’episodio da Guido Nizzoli nel suo libro “Quelli di Bulow“:

« Per molte ore Evangelisti aveva personalmente manovrato una delle sue mitragliatrici con la speranza di aprire una breccia nel cerchio di fuoco che stringeva la brigata. Martellato a colpi di mortaio dagli attaccanti, a cui era riuscito ad infliggere gravissime perdite, vide cadere uno dopo l’altro tutti i serventi della sua postazione. Quando anche la sua mitragliatrice venne centrata dal tiro avversario, benché ferito, continuò a tenere testa alla marea degli attaccanti con precise raffiche di parabellum, per consentire ai compagni superstiti di sganciarsi, finché non fu dilaniato, sommerso da quell’onda rabbiosa che montava da ogni argine.»[1]

A seguito di questa azione è stato insignito della medaglia d’argento al valor militare.
A suo nome è stata intitolata una via nella sua città natale, Cervia.

Onorificenze

MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE
«
Comandante di una compagnia partigiana, guidando i suoi uomini in una travolgente azione, riusciva a rompere l’accerchiamento in cui numerose forze nazifasciste avevano stretta una intera brigata partigiana. Occupato di sbalzo alcune posizioni dominanti sosteneva con strenuo valore gli attacchi nemici e durante l’aspra lotta, caduti i serventi delle armi automatiche, li sostituiva coraggiosamente sparando fino all’ultima cartuccia. Colpito mortalmente cadeva da eroe sull’arma, immolando alla Patria la sua giovinezza.»
— M. Falterona, 16 aprile 1944 [2]

Note

[1] G. Nizzoli, Quelli di Bulow, Editori Riuniti, 1957, p.107.
[2] AA.VV., Cervia ore 6. Lotte popolari e antifasciste (1890-1945), Edizioni del Girasole, Ravenna, 1981.

Bibliografia

  • Guido NozzoliQuelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005).
  • Enciclopedia della Resistenza e dell’antifascismo, La Pietra, Milano, 1968, voce “Arnaldo Evangelisti”, p.248.
  • Luciano Casali, Zona 6. La Resistenza a Cervia e nelle Ville Unite, Comitato permanente antifascista, Cervia, 1971.
  • AA.VV., Cervia ore 6. Lotte popolari e antifasciste (1890-1945), Edizioni del Girasole, Ravenna, 1981.
  • Dino Mengozzi, L’8.a Brigata Garibaldi nella Resistenza, La Pietra, Milano, 1981.

Voci correlate

8ª Brigata Garibaldi Romagna

Collegamenti esterni

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