Cara Redazione,

nell’articolo “Stazzema, una strage ordinata per rappresaglia” pubblicato sul “Il Giornale dell’Ateneo” dell’Università di Pisa in cui si pubblicizza, più che recensire, il libro del Prof. Pazzino “Sant’Anna di Stazzema, storia di una strage”, vi sono dei passi che ho trovato disturbanti – e ciò maggiormente per il fatto di essere inseriti in un notiziario che dovrebbe essere il più possibile condiviso.

Capisco che l’argomento trattato sia alquanto delicato, specialmente in considerazione dei recenti avvenimenti che lo hanno riportato alla ribalta delle cronache.

Non è inoltre mia intenzione esprimere giudizi su un libro che non ho ancora letto.

Tuttavia mi stupisce il tono che mi è parso “aprioristicamente” magnificatorio per un libro che tratta la questione delle presunte “responsabilità” in modo, a quanto mi è dato di capire, velatamente polemico con chi – non ultimo il Tribunale militare di La Spezia che recentemente ha sentenziato sull’argomento – sostiene la tesi di una volontà puramente persecutoria da parte dei nazisti .

Cito un esempio che mi pare significativo del tono acriticamente promozionale (voglio essere aperto alla possibilità che ciò dipenda da un se pur discutibile senso di “appartenenza” e non ad una implicita adesione ai contenuti da parte della redazione) dell’articolo.

In un passo si riporta, in virgolettato e quindi come citazione delle parole dell’autore, una frase che da valutazione personale dell’autore diviene, a mio parere ed a causa della assenza di un minimo commento critico, quasi un assunto avallato dall’articolista.

Riporto: “(…) quella di Sant’Anna fu un’azione di ripulitura, una risposta violentissima ad uno stillicidio di attacchi partigiani ad uomini e mezzi tedeschi.”

Che vi sia un nesso causale (correggo dal refuso “casuale” riportato nell’articolo) tra le azioni partigiane e le stragi in Versilia, così come a mio parere in tutte le stragi perpetrate dai nazisti tra il ’44 ed il ’45, ritengo sia un fatto innegabile.

Nel senso che è innegabile che le stragi criminali e le nefandezze commesse dai nazisti (non semplicemente “tedeschi” ma anche occupanti belligeranti) non si sarebbero verificate se la popolazione li avesse accolti trionfalmente e supportati durante l’occupazione del territorio italiano.

Ma anche nel senso che è innegabile che la stragrande maggioranza della popolazione italiana sottomessa all’occupazione nazista con l’appoggio succube-sodale dei repubblichini, a prescindere dalle posizioni piu’ variegate esistenti prima della caduta del fascismo nel ’43, abbia vissuto tale occupazione come una insopportabile ma difficilmente eliminabile piaga che si succedeva e si sommava alle privazioni (nelle condizioni di vita e negli spazi di libertà) già causate dalla guerra.

Allora cosa si intende con “ripulitura” se non, appunto, l’annientamento dell’intera popolazione “non collaborante” ?

E che significa individuare un nesso causale se la causa è l’esistenza stessa di un esercito occupante, e se l’unica possibilità di ribellione consisteva nel mettere in gioco la propria vita, assieme a quella dei propri familiari, amici, compaesani, per creare le premesse se non le condizioni per un cambiamento ?

Per quanto diverse e a volte divergenti, le interpretazioni dei singoli fatti non dovrebbero mai far perdere di vista il significato piu’ ampio del contesto in cui gli eventi oggetto di discussione si sono svolti, contesto che solo ci permette di distinguere un quadro “storico” da uno “giornalistico” …

Cordialmente

Valter Castelvetro
(figlio di partigiano, memore, seppure indiretto, degli eventi che la storia ci ha tramandato e spero continui a tramandare, e come tale attento al loro significato per le generazioni a venire)

Annunci