Ieri ai funerali di Vilmo Piccioni, partigiano della 29ª Brigata Garibaldi, il tempo era grigio, pioveva.
Le bandiere erano appena mosse dal vento freddo.
Solo quando, durante l’orazione funebre, Silvio ha ricordato i suoi anni nella Resistenza, proprio quando ha detto “il 1943 e il 1944″, un unico improvviso refolo di vento ha sollevato la bandiera dell’ANPI.
Improvvisamente ha sventolato con forza, e per una attimo ha sfiorato la bara.


1 commento
Feed dei commenti di questo articolo
3 marzo 2011 a 2:04 pm
Paolo Piccioni
Sono Paolo Piccioni, nipote di Vilmo Piccioni, pochi minuti fa ho letto la lettera dedicata a mio nonno e ringrazio di cuore chi l’abbia scritta e pensata.
Mio nonno quando prendeva parola aveva il fuoco dentro, l’impeto della verità spingeva le sue parole, verità che era arrivato a riconoscere confrontandosi per una vita con uomini di “lavoro” come i pescatori e i contadini.
Fuori dal lavoro era una persona schiva ma di un’impatto devastante … penso che non avrebbe voluto tante parole per descrivere la sua persona anche se tutte quelle che conosco non basterebbero per raccontarvelo …
vorrei ringraziare i marinai che ieri al funerale si sono prestati alla cerimonia e che non sono riuscito a ringraziare personalmente.